
5 CAPOLAVORI DA SCOPRIRE ALLA BIENNALE D'ANTIQUARIATO DI FIRENZE
Non tutti sanno che siamo stati proprio noi italiani a inventare il format moderno della fiera d’arte.
E dove se non a Firenze, culla dell’arte e di una bellezza senza tempo? Era il 1959 l’anno in cui, grazie all’intuizione geniale dei fratelli Bellini, prende vita la BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, un grande evento che da allora raccoglie il meglio dell’arte italiana in tutte le sue espressioni. Dipinti, sculture e disegni, così come argenti, arredi e ceramiche sfilano negli ottanta stand delle gallerie partecipanti – tra le più famose al mondo – attraverso i magnifici corridoi di Palazzo Corsini sull’Arno, anche quest’anno location d’eccezione della fiera (fino al 6 ottobre). Ho visitato la BIAF di persona e queste sono le opere che mi hanno letteralmente conquistata.
1. Bronzino, Madonna con Bambino, Galerie Canesso (Parigi e Milano)

Varcato il portone di accesso a Palazzo Corsini, percorrendo il corridoio centrale, un bagliore dorato cattura il mio sguardo. È lo scenografico fondale che Pier Luigi Pizzi – uno dei più celebri scenografi teatrali italiani – ha disegnato per il pezzo forte di Galerie Canesso (Parigi e Milano): una rarissima tavola di Bronzino (1503-1572) raffigurante la Madonna con Bambino. L’opera non rappresenta solo un’importante testimonianza dello stile giovanile del pittore, ancora debitore al suo maestro, il Pontormo. Il dipinto parla anche di quella competizione tra pittura e scultura così tipica del Rinascimento italiano. Bronzino si confronta qui con uno dei capolavori del quindicesimo secolo, la Madonna Dudley di Donatello (oggi al Victorian and Albert Museum di Londra), traducendone l’immagine quattrocentesca nel nuovo linguaggio monumentale del Cinquecento. E se l’opera vi sembrerà famigliare, vi ricordo dove l’avete già vista: sempre a Firenze, nella straordinaria mostra dedicata a Donatello a Palazzo Strozzi, consacrata dagli Apollo Awards come migliore esposizione dell’anno 2022.
2. Maestranze trapanesi, Capezzale con Assunta, Galleria Carlo Orsi (Milano)

Il pezzo forte presentato quest’anno dalla Galleria Carlo Orsi è certamente la Madonna con il Bambino e Santa Maria Maddalena di Tiziano, databile tra il 1555 e il 1560, proveniente da una collezione privata di New York e da tempo assente sul mercato. Tuttavia, un oggetto insolito, di quelli che si possono scovare solo nei musei più eclettici e nelle fiere come il BIAF, suscita la mia curiosità. Si tratta di un preziosissimo Capezzale da letto, realizzato da maestranze trapanesi nella prima metà del XVIII secolo. Un tripudio di materiali preziosissimi, perfettamente lavorati all’unisono con fare quasi pittorico, in una mirabile composizione romboidale. La struttura è in rame dorato, animata da foglie d’acanto in madreperla, fiori di corallo e quattro bassorilievi con scene della vita della Vergine scolpite in avorio. Al centro, in pura ambra, la figura della Madonna assunta e di due angeli, circondati da una raggiera in rame dorato. Un capolavoro di perizia artistica e artigiana, che riassume alla perfezione lo sfarzo esuberante del tardo-barocco siciliano.
3. Gian Lorenzo Bernini, Quattro teste grottesche urlanti, FG Fine Art (London)

Entrando nello stand immacolato di Flavio Gianassi, mi avvicino a quattro curiose sculture di piccole dimensioni. Sono testine maschili in bronzo dorato dalla bocca spalancata in un grido, le sopracciglia inarcate, gli occhi sporgenti, capelli e barba divisi in ciocche spigolose. Flavio mi spiega che si tratta di opere stravaganti che attingono al mondo del grottesco, a cui gli artisti barocchi spesso si rifacevano per realizzare oggetti e arredi decorativi. L’artista, in questo caso, è niente meno che Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), che le realizzò per ornare la propria carrozza e, chissà, rivolgere un grido beffardo ai passanti che osavano guardare in alto verso di lui. A un certo punto lo scultore decide di rimuoverle dalla vettura e di dotarle di piedistalli in marmo nero di Marquina. Dalla sua casa romana in via della Mercede passeranno ai suoi eredi che le conserveranno con cura di generazione in generazione. Esclusi i visitatori delle rare mostre in cui sono apparsi (celebre la prima mai dedicata al Bernini, l’Esposizione berniana del 1899) nessuno, al di fuori degli eredi, li ha potuti ammirare. Fino a oggi.
4. Michelangelo Buonarroti, Studio di Giove, Dickinson Gallery (London)

Solitamente, la maggior parte delle gallerie d'arte antica e moderna riserva i capolavori più prestigiosi per la fiera più rinomata del settore: TEFAF Maastricht. Quest’anno, però, in occasione della BIAF, la Dickinson Gallery di Londra non si risparmia, presentando una delle più eccitanti riscoperte degli ultimi decenni: un disegno inedito di Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Mi avvicino all’opera, esposta in fondo al centro dello stand al piano terra. Ne ammiro i tratti realizzati in due tonalità di inchiostro marrone, e scorgo il profilo di un uomo barbuto in toga, seduto su un trono e rivolto verso sinistra con lo sguardo abbassato. Nella mano sinistra tiene uno scettro, che poggia sulle sue ginocchia. Si tratta di un Giove, che Michelangelo disegna reinterpretando il colossale frammento antico Giove in trono – oggi al Museo Archeologico di Napoli – un tempo nella collezione del collezionista Giovanni Ciampolini, che l’artista conobbe durante la sua frequentazione giovanile con Lorenzo il Magnifico. In pochi centimetri, l’opera riassume l’entusiasmo del tempo per la riscoperta del mondo antico, e aggiunge un nuovo, prezioso tassello per la conoscenza di un giovanissimo Michelangelo ancora apprendista.
5. Jacopo Sansovino, Madonna col Bambino e due putti, Venetian Heritage
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Amo visitare le fiere d’arte perché, oltre all’aspetto commerciale, quello culturale rimane fondamentale. Le fiere sono momenti in cui il mondo dell’arte si ritrova per condividere il risultato di appassionanti studi e presentare progetti di salvaguardia del patrimonio culturale. Quest’anno, Venetian Heritage – organizzazione internazionale non-profit che sostiene e promuove il patrimonio culturale veneziano in Italia – espone alla BIAF un capolavoro attribuito a Jacopo Sansovino, di cui sta finanziando il restauro. Si tratta di una delicatissima Madonna col Bambino e due putti in cartapesta, che lo scultore fiorentino realizzò nel 1532, qualche anno dopo il suo trasferimento nella Serenissima a seguito del Sacco di Roma. Il gruppo scultoreo fu rinvenuto in totale stato di degrado presso l’Ospizio delle Muneghette di Venezia negli anni Settanta e oggi sta tornando allo splendore grazie alle sapienti mani dei restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure.
Credits foto copertina @BIAF Photo by Massimo Sestini